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Home Pensieri fuori dal blog (Dis)Servizio Pubblico, ovvero a Venezia i trasporti funzionano così

(Dis)Servizio Pubblico, ovvero a Venezia i trasporti funzionano così

Cronaca di uno sciopero annunciato

15 novembre 2013, sciopero pubblico di tre ore. A Venezia significa che per quattro ore i servizi pubblici non funzionano. Poco male, qualcuno potrebbe dire, si va a piedi. Sorge solo un piccolo problema. Le isole come ad esempio Lido, Murano, Giudecca restano appunto “isolate” per quattro ore. Sono raggiungibili solo con mezzi privati o taxi.

Infatti l’obbligo di collegamento sussiste solo per gli scioperi di 24 ore. Per quattro ore diverse migliaia di abitanti si trovano nell’impossibilità di raggiungere il posto di lavoro, di studio o di affrontare degli spostamenti per emergenze. Che il Comune di Venezia, responsabile dell’ACTV, permetta questo disservizio è inconcepibile. Tutti i servizi primari hanno l’obbligo di precettazione, dagli ospedali alle telecomunicazioni, all’energia. Non si vede perché in una città come Venezia dove il trasporto pubblico acqueo è a volte la sola possibilità di spostamento, debba esistere una penalizzazione di questo tipo. Lo sciopero è un diritto ma anche la mobilità di migliaia di persone è un diritto a meno che non si pretenda che i Veneziani abbiano il dovere di traghettare a nuoto quando i servizi scioperano. La mancanza di attenzione verso gli abitanti da parte di chi governa questa città sta diventando insostenibile. Chiedersi perché Venezia si sta spopolando è una domanda retorica. Prezzi della spesa quotidiana del 30-40% superiori alla terraferma, case con costi di affitto, acquisto e manutenzione fuori dal mercato, spostamenti impossibili, servizi medici nel centro storico inesistenti, turisti che invadano la città senza alcun ritegno e alcuna regolamentazione. Non è forse tutto questo abbastanza per chiedersi: vale davvero la pena vivere a Venezia? Ma forse questo è il vero obiettivo di chi ha in mano le leve politiche ed economiche della città. Eliminare i Veneziani o ridurli ad uno sparuto ed insignificante numero e rendere la città un’oasi turistica dove tra un palazzo e l’altro sopravvivono solo i negozi di maschere e souvenir, alberghi e ristoranti. Una città fantasma dove, tra lo sciabordio dei canali putridi, risuonano solo gli altoparlanti delle guide turistiche in tutte le lingue del globo. Venghino, venghino, siore e siori… e tanto per restare in tema date un’occhiata a questa parodia di una nota pubblicità

 

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