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No paid to write

No paid to write, ovvero l’avvento del sesto potere

spiccioli

 

L’ultima tendenza del Web, al di là e al di qua dell’oceano è quella dell’assoldare articolisti per la stesura di post. Talvolta gli articoli sono sottopagati con 1 o 2 euro a pezzo o con entrate tramite adsense. Il più delle volte non sono affatto pagati, con la scusa che il blog è appena nato, che la pubblicità presente copre a malapena le spese di gestione… e comunque intanto l’articolista può fare un’utile esperienza. Per la stesura degli articoli però è richiesta competenza, originalità e velocità.

La cosa mi sembra alquanto bizzarra… Un professionista accetterebbe di scrivere un post originale per pochi centesimi? Certo che no! A chi è rivolta allora l’offerta? A giovani che non hanno ancora una sufficiente professionalità e/o  notorietà per puntare i piedi e pretendere di essere ricompensati il giusto e che accettano compensi ridicoli o inesistenti nell’ingenua speranza che prima o poi qualcosa accada…

Ma in realtà qualcosa è già successo: il lavoro intellettuale è diventato una merce dal valore di gran lunga inferiore a quello manuale. Provate a chiedere ad un idraulico, un elettricista, una colf, di lavorare per voi per 1 euro l’ora… La risposta credo possiate immaginarla.

C’è anche un altro risvolto: l’informazione nell’era del Web non è più fatta solo dai grandi professionisti della comunicazione, ma da uno stuolo di più o meno improvvisati e più o meno capaci lancia post. Essendo sottopagati, spesso e volentieri i post che lanciano sono il rimaneggiamento di post altrui, magari in lingua inglese e magari anche tradotti velocemente. Non di rado mi è capitato, cercando notizie tecniche su software, di trovare articoli italiani che sono solo la pessima e approssimativa traduzione di articoli inglesi. I più corretti citano la fonte, ma non è una regola. D’altra parte visto che l’imperativo è la velocità e che il compenso è miserrimo, il post fotocopia è il minimo della pena.

C’è però un ulteriore risvolto della questione. I blog, specialmente quelli grossi, vivono in sostanza delle informazioni prodotte dalla miriade di piccoli articolisti, che producono un’informazione capillare e istantanea. Se tutti gli articolisti che hanno davvero qualcosa da dire aprissero un loro blog o si consorziassero, magari utilizzando nei siti pubblicità mirata, e sfruttassero gli aggregatori per diffondere la loro opinione, abbandonando i network che li sfruttano, che piega prenderebbe la comunicazione sul Web?

Siamo in un periodo di crisi economica e tutti cercano di risparmiare ma pensare di fare soldi sottopagando il lavoro altrui, intellettuale o manuale che sia, non solo non è etico, parola forse un po’ fuori moda, ma non è neppure lungimirante. Alla lunga lo sfruttamento nella Storia non ha mai portato a nulla di buono…

Commenti 

 
0 #1 Testato 2012-03-07 11:29
Io gestisco un paid to write e devo dire, purtroppo, che concordo molto su quello che hai scritto.
La realtà del mercato è pressapoco questa: un giornalista digitale guadagna un compenso fisso di 2/3 € ad articolo (e parlo dei grandi network di nanopublishing) . Se scrivi uno speciale (trattazione completa, esaustiva e interessante di un argomento) puoi guadagnare in media 15€ (anche se qualcuno offre anche 100€ almeno sulla carta).
I paid to write però guadagnano dagli introiti della pubblicità (generalmente adsense) cioè hanno una spesa fissa e un ricavo variabile. Il problema che molti post non hanno nessun ricavo oppure ammortizzano il costo dei 2€ anche in un anno. Dico questo perché noi diamo il 100% dei ricavi di adsense ma scriviamo anche noi sul sito.
Se ci mettiamo anche il fatto che i post scritti sono spesso copiati o originali ma creati solo per ottenere un link, la pubblicazione di questi contenuti squalifica il settore.
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