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Report, Facebook e Assange

La questione Social

Bocca delle denunce a Venezia

La diatriba aperta dal servizio di Report su Facebook mi lascia perplessa. Non mi sembra che la giornalista di Rai 3 abbia detto niente di falso, né di scorretto. Facebook è una società nata per fare soldi, come è naturale  che sia, non è una associazione benefica. Pertanto è giusto sottolineare che, in quanto azienda, è interessata al business che si sviluppa principalmente su due versanti: uno la cessione dei profili ad aziende pubblicitarie, due la fornitura di servizi accessori come ad esempio i giochini da svolgere on-line.  Che la nostra iscrizione a Facebook, con tutto ciò che ne segue, frutti alla società dei soldini mi pare sia ovvio e inevitabile, ma forse non tutti ne sono consapevoli, specie molti adolescenti per cui Facebook è diventato il principale mezzo di socializzazione e di contatto. Facebook è l’ultima moda, come lo è stato fino a poco tempo fa Second Life. Ve lo ricordate? Ormai sembra archeologia eppure aveva attratto al suo interno milioni di persone e fiumi di denaro. Persino molti partiti avevano aperto succursali virtuali al suo interno…  gli stessi che adesso vanno su Facebook a raccattare voti e fans. Eh già perché il popolo di Facebook, così si fanno chiamare gli utenti, è diventato una sorta di partito di massa che pensa che senza Facebook non si possa entrare in contatto con il resto del mondo, non si possa ritrovare un amico o un parente, non si possa essere social. Cosa ci aspetterà in futuro? Second Life è passato a miglior vita, capiterà anche a Facebook sostituito da un social ancora più social, più moderno e interattivo e magari un po’ più riservato. L’ennesima rete nella Rete. Eppure non è per questo che è nato il Web. Inizialmente si sa era uno strumento di comunicazione tra ricercatori poi, sviluppandosi, è diventato uno strumento di comunicazione generalizzato, uno strumento di libertà. Le briglie, sia pure virtuali, create dalle multinazionali della socializzazione non gli si addicono. La saga si aggiorna con le rivelazioni di Assange, in realtà prevedibili, che Facebook trasmette su richiesta le informazioni private all’intelligence  americana… con buona pace della privacy.

Attendo pareri.

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