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Home Pensieri fuori dal blog La sinistra che non c'è

La sinistra che non c'è

Meditamo gente, meditamo...

Le categorie destra e sinistra, dopo il crollo del muro di Berlino non hanno più molto senso. Per forza di abitudine però sono portata a chiamare sinistra l’evoluzione, o l’involuzione, di quello che fu il PCI.

Per paura di essere chiamati comunisti, parola non si sa perché divenuta un’offesa, gli orfani di Gramsci, Togliatti e Berlinguer hanno cambiato nome, slogan ma soprattutto hanno perso quello che li teneva a contatto con la gente, con la “loro” gente. Non a caso cito quei nomi. Sono nomi di leader e intellettuali che hanno creduto in un ideale ed hanno lavorato sinceramente e tenacemente per realizzarlo. E non penso nessuno debba vergognarsi di averli sostenuti. Voler diventare una forma moderata ha allontanato gli eredi dalla base, quella che si sentiva protetta e compresa dal mastodontico partito. Si sono così trasformati in un blando centro che assomiglia molto al socialismo del tanto vituperato Craxi che forse, dal punto di vista della lungimiranza politica, andrebbe rivalutato…

E adesso eccoli fischiati nei cortei, al pari degli altri partiti perché incapaci di trovare punti di contatto con i lavoratori, incapaci di avere una linea di governo. Non sanno più scendere in mezzo alla gente e parlare il linguaggio della semplicità e della trasparenza, non sanno condurre azioni di protesta. Sono un gruppo allo sbando che sembra non rendersi conto dello scollamento tra il mondo reale e quello di una politica ormai sorpassata. E così in questo vuoto si insinuano mille demagoghi che vorrebbero incarnare la protesta ma in realtà sanno solo sbraitare senza avere nessuna di idea di dove va il paese e di dove va il mondo. Piccoli partiti, piccole opposizioni gestiti da piccoli personaggi. Di fronte a questo "nulla di pensiero" che avanza, tra esponenti della vecchia politica riciclati e nuovi che sgomitano per arraffare una poltrona, non vedo nessuna prospettiva decente.

Non mi vergogno a dire che rimpiango il vecchio PCI e quella sana voglia di fare politica, di esserci e di lavorare pensando al futuro più che al presente, più alla collettività cha al singolo. Manca una visione della politica in prospettiva, manca un programma che vada oltre il confine delle prossime elezioni, manca un’idea portante. Quello che ci aspetta è un pensiero ad una sola dimensione, un grande partito unico dove l’omologazione all’insegna dell’essere moderati è la parola d’ordine.

Noto, in compenso, una corsa da parte di ciascun partito a cercare di dimostrare la propria diversità ed estraneità al sistema di malgoverno. Il tesoriere ha fatto scomparire una decina di milioni? Perbacco nessuno ai vertici lo sapeva e nemmeno lo sospettava. Il segretario con la famiglia ha intascato soldi e lingotti? Calunnie, si tratta di un complotto! I rimborsi ai partiti sono stati utilizzati per l’acquisto di beni mobili e immobili? Che c’è di male? Una sede bisognerà pure averla… Visto che questi discorsi attraversano trasversalmente un po’ tutti i partiti mi chiedo quale sia il livello medio dei loro vertici. Se davvero erano all’oscuro di tutto sono da azzerare perché non è accettabile che non abbiano esercitato nessun controllo sulla gestione dei fondi. Se invece sapevano sono comunque da azzerare per ovvii motivi.

Sembra che raggiungere le massime vette di un partito o del governo obnubili la mente e cose chiaramente visibili e intuibili anche da uno sprovveduto diventino improvvisamente oscure e di difficile esecuzione. E così continuiamo ad aspettare qualche nuova idea brillante che ci illumini e che distribuisca con equità i sacrifici. E chi governa non può esimersi, non può accampare scuse. Se siamo tutti sulla stessa barca tutti dobbiamo remare. Quando sento invece che i tagli al Parlamento non sono ammissibili perché il Parlamento è autonomo, che doppi stipendi e pensioni d’oro di ministri, segretari e sottosegretari non si possono toccare mi chiedo: chi custodirà i custodi?

I risultati delle elezioni amministrative sono un segnale chiaro. Non si tratta di antipolitica ma di stanchezza della popolazione di fronte all'eccessivo aggravio fiscale, all’immobilismo, alla corruzione, alla mancanza di cultura di chi ci governa e ci ha governato per troppo tempo. Il movimento a 5 stelle è solo la punta dell’iceberg. Che Grillo piaccia o non piaccia non ha più importanza. Quello che conta è che ormai c’è perché nel vuoto pneumatico della politica italiana chiunque con un po’ di carisma e parlantina avrebbe potuto far breccia. Ma l’elemento da tenere in considerazione è che Grillo ha dimostrato che la gente ha ancora voglia di esserci e di contare, di battersi per i piccoli e grandi problemi quotidiani. I giovani e i meno giovani non sono disaffezionati alla politica, sono soltanto delusi da un certo tipo di politica. Il fatto che i grillini non vogliano, per adesso, costituirsi in partito ma restare un movimento è significativo. Movimento, anche la parola dà l’idea di qualcosa di dinamico, non di stagnante, di vitale non di ammuffito.

E allora per favore, non lasciamo il futuro in mano solo a Grillo o al primo Web-predicatore di turno. Proviamo tutti a ricominciare, non da zero ma da tre…

Commenti e proposte sono graditi.

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