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Dialetto veneziano

Il veneziano

La lingua scritta e parlata nel corso dei secoli a Venezia è ricca di sfumature e si è arricchita nel tempo delle molte influenze dei popoli con cui i Veneziani hanno avuto contatti commerciali.

I ben radicati insediamenti “foresti” all’interno della città hanno lasciato un segno nella comunicazione e così non sono infrequenti termini derivanti dall’ebraico, dall’arabo, dall’armeno, dal greco o dal tedesco, questi ultimi risalenti piuttosto alla dominazione austriaca. L’influsso greco a Venezia è stato particolarmente forte e sono davvero numerosi i vocaboli nell’uso quotidiano la cui etimologia si può far risalire alla lingua greca, basti pensare a butiro (burro), piron (forchetta), basegò (basilico), squero (cantiere), baracocolo (albicocca)....

 

Ecco alcune regole spicciole di pronuncia:

la z si addolcisce in s: forza > forsa, marzo > marso, senza > sensa;

la l talvolta diviene i: lu (egli) > iu, lori (loro) > iori;

la l altre volte non si pronuncia: belo (bello) > beo, castelo (castello) > casteo;

la ch si addolcisce: chiesa > ciesa, chiamare > ciamar;

la terza persona singolare del verbo essere, è, diviene xe e si legge se con la s di rosa.

Vediamo, come esempio, la coniugazione dell’indicativo presente dei verbi essere ed avere:

 

Mi so

Ti ti xe

Lu xe

Nialtri semo

Vialtri se’

Lori xe

 

Mi go

Ti ti ga

Lu ga

Nialtri gavemo

Vialtri gavé

Lori ga

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