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Toponomastica curiosa a Venezia

Toponomastica curiosa

Assassini (Rio Terrà, Calle degli) a S. Benedetto: il nome deriva dall’essere il luogo tristemente noto per la frequenza di delitti commessi di notte in tempi lontani. Nel 1182 il governo proibì l’uso di barbe finte, indossate dai delinquenti per non farsi riconoscere, e stabilì di illuminare le vie mal frequentate con “cesendeli” (lanterne). Ecco come racconta il fatto un antico cronista: “Ancora sotto questo doxe (Domenico Michiel) se usava pur assae barbe postice alla greca, de sorte che veniva fatto de gran male la notte, e massime nelli passi cantonieri, come Calle della Bissa e Ponte dei Sassini, che si trovava molti ammazzati, e non si sapeva da chi fossero stati, perché non si conoscevano i malfattori, et per il dominio furono bandite dette barbe sotto pena della forca che no se le portasse né di dì, né di notte, e così si dismesse. Et fu ordinato che per le contrade mal secure fossero posti cesendeli impizadi che ardessero tutta la notte, dove furono poste le belle ancone (icone). Et questo tal cargo fu dato alli piovani, e la Signoria pagava le spese.”

 

Pensieri (Fondamenta, poi divenuta Rio terà) a S. Maria Maggiore: si dice che il nome deriva dal luogo solitario, idoneo alla meditazione o che sia legato alle passeggiate di persone tormentate da disgrazie. Un tempo si dice che la fondamenta fosse molto tetra perché fiancheggiata da un canale la cui acqua sembrava nera perché vi si rifletteva un muro alto e d’estate coperto d’erba.

 

Pugni (Ponte dei) a S. Barnaba: Venezia un tempo era divisa in due fazioni: Castellani, ovvero gli abitanti di Castello, e Nicolotti, ovvero gli abitanti di S. Nicolò dei Mendicoli. I Castellani indossavano berretto e sciarpa rossi ed i Nicolotti berretto e sciarpa neri. Le risse tra le due fazioni erano frequenti e non è nota l’origine di tanta rivalità. Da settembre a Natale erano permessi combattimenti dei pugni che avvenivano sopra i ponti, che ricordiamo non avevano bande, e lo scopo era quello di far cadere l’avversario in acqua. Questi combattimenti presero il posto di precedenti scontri con bastoni e canne. Due sono i ponti più noti di combattimento e si trovano a S. Barnaba e a S. Fosca e si riconoscono per avere ai quattro angoli le impronte dei piedi che segnavano le posizioni dei lottatori. Al ponte di S. Barnaba restò il nome di “ponte dei pugni”. Nel 1705 il duello fu proibito definitivamente a causa della degenerazione del combattimento che fin“ nel sangue. A ricordo della loro antica rivalità le due fazioni continuarono a sfidarsi in più innocue regate.

 

Racchetta (Calle, Sottoportico, Rio della) a Santa Caterina: in questa calle, secondo una cronaca del 1661 si praticava il gioco popolare “di Racchetta, tenuto da Zuane Spinola”, una sorta di “tennis” primitivo. Mentre i patrizi giocavano in “calle dei botteri” a S. Cassiano o ai “Biri”, il popolo giocava nella “calle lunga tra S. Felice e Santa Caterina” poi chiamata appunto “racchetta”. Il gioco veniva praticato specialmente dalle “Compagnie della Calza”, club di patrizi che nel XV secolo si riunivano per divertirsi in particolare nel periodo del carnevale. Il nome derivava dal loro costume caratterizzato da “calze” (calzoni) con le gambe di colore diverso e a volte ricamate ed arricchite di pietre preziose.

 

S. Gallo (Ramo, Ponte, Calle) a S. Marco: detto anche “ponte de la piavola” cioè del fantoccio, della bambola per le sue piccole dimensioni. Fu costruito nel 1840 con non poche difficoltà per le dimensioni ristrette del luogo.

 

Tette (Ponte e Fondamenta delle) a S. Cassiano: così chiamati perché le meretrici, che si trovavano in zona “Carampane”, erano solite stare al balcone con le “tete” (seni) scoperte per allettare i passanti. Tale usanza si diffuse in base ad una legge del governo veneziano che voleva in tal modo scoraggiare gli uomini dal praticare la sodomia diffusa in città in particolare nel ‘500, come riportato dalle cronache. Chi venisse riconosciuto colpevole veniva appeso tra le due colonne della Piazzetta e quindi veniva bruciato. Tale fu la fine di Bernardino Correr il 10 ottobre 1482.

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